«Davvero siamo in guerra?» Il viaggio di Irina e la sua famiglia verso una nuova vita 

Irina e suo figlio Ivan insieme al presidente della Cooperativa Il Piccolo Principe davanti alla casa che li ha accolti durante il loro percorso di accoglienza in Italia.

Giornata Mondiale del Rifugiato · 20 giugno

«Davvero siamo in guerra?»

Il viaggio di Irina e la sua famiglia verso una nuova vita

Incontriamo Irina e suo figlio primogenito Ivan in un caldo venerdì pomeriggio di luglio. Seduti insieme, iniziano a raccontarci la loro storia, tra ricordi difficili e piccoli sorrisi che parlano di un presente finalmente più stabile.

Quattro anni fa Irina e suo marito Paolo avevano acquistato una casa a circa 35 chilometri a nord di Kyiv. Era il luogo dove immaginavano di crescere i loro tre figli, costruire il futuro e dare forma ai loro progetti.

La mattina del 24 febbraio 2022, però, quel futuro si è improvvisamente fermato.

Irina ricorda ancora le esplosioni sentite all’alba. All’inizio suo marito cercò di rassicurarla, forse erano esercitazioni militari. Ma nelle ore successive arrivarono i messaggi della scuola di non portare i bambini a lezione, i mezzi militari iniziarono ad attraversare il paese e la realtà divenne impossibile da ignorare. Eppure la sua mente, traumatizzata e incredula, continuava a rifiutarla.

«Davvero sta succedendo a noi? Davvero siamo in guerra?»

Racconta che in quei giorni viveva come dentro una nebbia: guardava il mondo e lo vedeva come un film in bianco e nero, incapace di credere che quella fosse davvero la sua vita.

Per due settimane la famiglia rimane nel villaggio. I bombardamenti si avvicinano sempre di più. Mancano la luce, l’acqua e il gas. Le notti trascorrono tra paura e insonnia. Con i bambini cercano riparo nella cantina dei vicini usata come bunker, mentre il rumore delle esplosioni diventa parte della quotidianità. Poi arriva il momento in cui Irina capisce di non poter resistere oltre.

L’8 marzo: la decisione più difficile

L’8 marzo prende una decisione che nessuna madre vorrebbe essere costretta a prendere: lasciare la propria casa e partire con i suoi tre figli. Carica poche cose su una bicicletta. Accanto a lei camminano i bambini. Nella borsa ci sono i documenti e poco altro. In un sacchetto conserva un pezzo di pane raffermo rimasto in casa, senza luce il frigorifero non funzionava, e le cose conservate nel freezer non erano più commestibili.

Ancora oggi, mentre lo racconta, la voce si incrina.

Davanti a loro ci sono chilometri da percorrere a piedi, un ponte distrutto, un fiume da attraversare e un futuro completamente sconosciuto.

Paolo resta: prigionia, sopravvivenza, ritorno

Paolo decide di restare nel villaggio. Sono rimasti molti anziani che non possono fuggire, senza mezzi e senza un posto dove andare. Sente di doverli aiutare. Poco tempo dopo viene catturato dai soldati russi, imprigionato, torturato e colpito con una pallottola al piede. Si salverà per pura fortuna: l’avanzata delle forze ucraine fa retrocedere l’esercito russo. Raggiungerà la sua famiglia solo alcuni mesi più tardi.

La solidarietà lungo il cammino

Nel viaggio verso la salvezza Irina e i suoi figli incontrano molte persone che offrono aiuto: un passaggio, un pasto caldo, un posto dove dormire, prima a Leopoli e poi in Polonia. Piccoli gesti che permettono loro di continuare il cammino. Una solidarietà che prende forma e si consolida nei momenti più tragici.

La scelta di arrivare in Italia nasce anche da un motivo preciso: da giovane Irina aveva lavorato qui e conosceva già la lingua. Un aiuto prezioso per affrontare un nuovo inizio e aiutare i suoi bambini a integrarsi.

Dopo un primo periodo ospitata da amici già residenti nella nostra provincia, la famiglia entra nel progetto di accoglienza dell’Ambito di San Vito al Tagliamento, affidata alla nostra Cooperativa Il Piccolo Principe.

Accoglienza come accompagnamento

Per noi l’accoglienza non è mai stata soltanto offrire una casa, in questo caso messa a disposizione dal Comune di San Martino al Tagliamento. Significa accompagnare le persone nel ritrovare stabilità, relazioni, autonomia e fiducia nel futuro.

Irina ha valorizzato profondamente questa opportunità. Racconta con gratitudine il percorso fatto e si dice estremamente riconoscente per quanto ricevuto: non solo un luogo sicuro dove vivere, ma un accompagnamento concreto che ha permesso a tutta la famiglia di ricostruire passo dopo passo la propria vita.

Quattro anni dopo: una nuova quotidianità

Irina e Paolo hanno ricostruito la loro vita. Lei lavora come collaboratrice familiare, lui nell’edilizia. Tutti e tre i figli hanno imparato l’italiano e frequentano la scuola. Ivan, il maggiore, arrivato senza conoscere una parola della nostra lingua, oggi frequenta le superiori: il prossimo anno affronterà la maturità e guarda con fiducia al proprio futuro.

Con il tempo la famiglia ha creato con altri connazionali ucraini una rete di sostegno fatta di momenti conviviali, consigli pratici e aiuto nelle difficoltà quotidiane che incontrano altri profughi. L’aiuto ricevuto si è trasformato in aiuto donato ad altri.

Oggi stanno concludendo il percorso nel progetto di accoglienza del Piccolo Principe. Hanno acquistato una casa da sistemare, un nuovo spazio da rendere proprio. Grazie alle capacità di Paolo nell’edilizia e alla tenacia di Irina, quella casa diventerà presto un’abitazione accogliente e sicura per tutta la famiglia.

«Mi sento protetta qui in Italia.»  Irina

È una frase che racchiude molto più di un tetto sopra la testa. Parla di sicurezza, lavoro, scuola, relazioni e possibilità di costruire un futuro. Parla di diritti che dovrebbero essere riconosciuti a tutti e che le guerre – tutte le guerre – calpestano.

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, la storia di Irina ci ricorda che dietro ogni percorso di accoglienza ci sono persone, famiglie, paure, speranze e una straordinaria capacità di ricominciare.

Irina e suo figlio Ivan durante l'intervista — San Martino al Tagliamento

DONARLO
è FACILE!