Educatori e volontari insieme ridanno fiducia a mamme e bambini

Ci sono gesti che a prima vista sembrano piccolissimi ma che in realtà sono determinanti per far stare bene le persone e dare loro speranza. Come le piccole manutenzioni che i volontari svolgono per la casa mamma bambino dell’Associazione Il Noce, che accoglie nuclei di mamme con i loro bambini che attraversano un momento di vulnerabilità, permettendo loro di trovare una nuova vita dopo periodi difficili, segnati anche da violenze, offrendo loro un luogo accogliente. 

Da luglio 2021 la casa mamma bambino è gestita dall’equipe di educatori del Piccolo Principe a cui si affiancano nei lavori di manutenzione e giardinaggio i volontari dell’Associazione Il Noce.

Una presenza che rende i volontari parte del nostro gruppo e della quotidianità in casa mamma bambino, contribuendo a creare un ambiente accogliente in cui ci si sente bene.

“La presenza dei volontari è in punta di piedi, educata, corretta e sempre puntuale” ci racconta Giada, nostra educatrice “e contribuisce a creare un ambiente di casa sereno e confortevole, permettendo alle donne che ospitiamo e ai loro bambini di riacquisire fiducia nelle persone e nel futuro” 

Uno dei volontari che danno una mano in casa è Giosuè che racconta “Ho iniziato a fare qualche piccolo lavoro di manutenzione 5 anni fa, dopo essere andato in pensione. Mi ha coinvolto Paride, coordinatore dei volontari della manutenzione dell’Associazione Il Noce, che conoscevo già e con il quale avevo fatto un corso sul volontariato un po’ di tempo prima. Ho iniziato a fare qualche lavoretto in casa e a relazionarmi così con le persone che frequentano e vivono nella casa mamma bambino”

Giosuè si sente a suo agio a lavorare in questo ambiente e gli piace ciò che fa. Ha alle spalle 30 anni di esperienza in una associazione che si occupa di dipendenze, 40 anni di lavori di manutenzione e di pulizie industriali e il legno è la sua passione “Nella casa mamma bambino faccio varie manutenzioni” ci spiega “Stamattina, per esempio ho sostituito due spine, altre volte ho cambiato i lampadari, ho fatto tutta la scaffalatura nella stanza giù, ho tolto l’altalena e i giochi vecchi in giardino che dovevano essere sostituti perché ormai pericolosi, per un periodo ho fatto anche manutenzione del verde ma ora non ce la faccio più perché ho bisogno di più tempo da dedicare alla mia famiglia. Non sono lavori difficili, Paride raccoglie da Giada e dalle educatrici della casa le necessità, mi dice il lavoro che c’è da fare e poi mi organizzo con i tempi in base alle mie disponibilità, a volte vengo subito, a volte più tardi”

“Una cosa che accomuna tutte le mamme della casa mamma bambino”- racconta Giada – “è il senso di gratitudine. Fanno fatica a dirlo a parole ma con un sorriso o un’espressione del viso ringraziano per quelle cose che a prima vista sembrano minime però sono importantissime. Ad esempio, Giosuè è venuto più volte a sistemare il mobile della cucina perché l’anta tende a staccarsi. Sembra una sciocchezza, ma avere una cucina che oltre ad essere funzionale è anche bella di aspetto perché non c’è un’anta cadente dà senso di cura, di una persona che ti vede, vede di ciò di cui hai bisogno e cerca in un modo diverso da noi educatori di dare il suo contributo a creare un buon ambiente, una buona casa. Una frase che ricorderò sempre di una mamma che è passata da noi è stata Io sono molto grata ai volontari uomini che vengono qua perché fanno tutte quelle cose che mio papà non ha mai fatto per me e mi fanno scoprire anche un altro ideale di maschile. Dietro la presenza dei volontari c’è anche proprio questa grande scoperta, che nonostante il fatto che una persona abbia avuto una vita dura ci sono delle persone che comunque sono presenti e che possono darti una mano. La presenza dei volontari dà alle mamme proprio il senso di avere una rete che si attiva in caso di necessità e assieme a noi porta avanti il progetto della casa.” 

“Io mi sento bene quando arrivo in casa” conclude Giosuè “so che lì sono vicino a persone che hanno sofferto. Ho sempre vissuto vicino alla sofferenza un po’ per la famiglia, un po’ perché ho lavorato 25 anni in casa di riposo dove la sofferenza la noti subito. Quando vedo una persona di un’altra nazionalità, mi piace imparare il saluto nella sua lingua. Quando vedo la mamma musulmana che c’è in casa, la saluto sempre dicendole Salam aleikum e lei fa un sorriso, è contenta. Cerco di essere me stesso e di dare quel po’ di rispetto e di amore che una persona può desiderare.” 

Se anche tu credi che con piccoli gesti quotidiani e concreti si possa cambiare la vita delle persone, e desideri mettere il tuo tempo a disposizione degli altri e della tua comunità, in ogni servizio della Cooperativa puoi trovare lo spazio giusto per te. CLICCANDO QUI puoi approfondire come fare.

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