Essere educatore è far parte dell’intimità delle persone

Che cosa significa essere educatore? Ecco il ritratto che ne fanno al nostro Cso

Che cosa fa l’educatore? Qual è il suo ruolo? Ma soprattutto chi è?
Per noi ha il volto di tutte le persone che svolgono questo lavoro al Piccolo Principe accanto a bambini, ragazzi, persone che vivono una situazione di fragilità e con disabilità.
Ed è proprio agli educatori del nostro centro socio occupazionale, che vivono quotidianamente accanto alle persone con disabilità, che siamo andati a chiederlo direttamente.
Questo il ritratto che ne hanno fatto.

L’educatore è filosofo. Interpreta il mondo e motiva la propria azione

Per comprendere al meglio chi è l’educatore dobbiamo analizzarne le azioni dentro il progetto di vita della persona, prendendo in considerazione in primo luogo il concetto di educazione. Concetto che è in continua evoluzione ed è legato ad un determinato momento e luogo per via dei fondamenti culturali, storici, politici, morali, filosofici e pedagogici che vanno a definirne il senso. Se l’educazione in quanto concetto è mutevole, di conseguenza anche l’operare educativo lo è. Se questo è vero ne consegue un assunto: l’educatore è l’interprete del concetto di educazione prodotto in un determinato tempo e in determinato spazio. L’educatore pertanto interpreta il pensiero, complesso, contradditorio, esplicito ed implicito prodotto dalla “società” e lo traduce nelle fondamenta ideologiche della propria azione.

L’educatore è scienziato. Gli viene chiesto di produrre un cambiamento e misurarlo

Rilevato un problema, una necessità o un desiderio della persona deve saper operare nella direzione dell’obiettivo, dimostrare la validità dell’azione e rendicontare l’esito. Le competenze relative all’azione prevedono una padronanza degli strumenti e delle tecniche che permettono l’analisi dei bisogni e la valutazione dei risultati in itinere e al termine dell’azione. L’educatore pertanto deve avere una mentalità empirica dove il mandato sia al centro del suo operare.

L’educatore è mediatore. Raccorda bisogni e desideri della persona con la realtà

Fa parte di un processo di condivisione e coprogettazione, frutto del confronto con la persona di cui si mette accanto e con le altre figure professionali coinvolte. Raccorda i bisogni e desideri della persona stessa e aiuta a tararli sulle sue capacità, potenziali e esplicite, affinchè la sua vita sia felice e realizzata

L’educatore è operaio. Il suo cantiere è la quotidianità con la persona che accompagna

Questa quotidianità è intrisa di piccoli gesti, parole, espressioni, silenzi, urla, frustrazioni e successi ed è in grado di mescolare emozioni, vissuti, dolori e felicità. Obiettivi importanti come per esempio l’autonomia e l’autoderteminazione per una persona disabile, passano tutti per conquiste quotidiane semplici in cui l’educatore cerca di accompagnare la persona stessa. Integrarsi in una comunità, imparare a prendere un autobus, fare la spesa, andare in bagno da soli o farsi la doccia diventano conquiste dopo innumerevoli prove, prove che si scontrano con le paure e i limiti che la disabilità porta con sé.

Tutte queste azioni – piccole, quotidiane, silenziose, ripetitive e solitarie – associate al pensiero educativo filosofico, scientifico e di mediazione di cui parlavamo prima costituiscono l’educatore. L’educatore nel suo essere operario si misura con l’intimità delle persone, ne vive i cambiamenti, le fatiche, le cadute e i successi. Questa è forse la dimensione più importante della figura professionale educativa, se non altro è quella a cui dedica più tempo. L’educatore pertanto è filosofo, scienziato, mediatore e figura professionale dell’intimità della persona.
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